Gli sport che li aiutano a crescere

Quello dello sport è un universo divertente ed entusiasmante che impegna il corpo e la mente in una serie di attività indispensabili per la crescita. Quando il bambino è molto piccolo, tuttavia, non si parla ancora di sport ma di attività motorie: con questa definizione si intendono tutti gli esercizi psicomotori che lo aiutano a prendere confidenza con il corpo e a percepire se stesso all’interno dello spazio.

 


Più avanti, a partire dai primi anni di asilo, i piccoli iniziano a effettuare veri e propri sport utili, non solo sul piano fisico (si perfezionano i movimenti) ma anche psicologico (si prende coscienza dei propri limiti). Secondo il ministero della Salute, i bambini che praticano regolarmente un’attività fisica (che preveda almeno 15-20 minuti di moto al giorno) e che hanno un’alimentazione sana ed equilibrata sono in grado di:

  • mantenere sani ed efficienti le articolazioni e il tessuto osseo
  • sviluppare in modo adeguato muscoli e tessuti
  • prevenire il rischio di obesità
  • prevenire lo sviluppo di disturbi in età adulta (come l’ipertensione)


Ma non è finita qui: è stato provato che l’attività fisica influisce anche sulla capacità di apprendimento dei più piccoli. L’attività motoria, infatti, stimola il bambino a sviluppare le proprie potenzialità intellettuali poiché gli insegna a rielaborare meglio le informazioni nuove con cui viene in contatto ogni giorno. In pratica, fare sport aiuta i piccoli a rispondere agli stimoli esterni in maniera più veloce e a immagazzinare le informazioni nuove con più facilità.
Lo sport, inoltre, assume un ruolo decisivo anche come sfogo della loro naturale esuberanza: l’attività fisica migliora, infatti, l’adattabilità dei bimbi alle esperienze quotidiane, consentendo un migliore controllo emotivo e aumentano la loro capacità di socializzazione.

 


Gli sport per i più piccoli


Quali sono gli sport che aiutano i bambini a crescere? Nei primi anni di vita è importante che il bambino faccia un po’ di movimento, possibilmente accompagnato da uno dei due genitori: in piscina, per esempio, il piccolo impara a conoscere le proprie potenzialità, amplia le sue conoscenze e, nello stesso tempo, si sente protetto dalla presenza dei genitori che gli permettono di superare facilmente la paura nei confronti della nuova esperienza.

 

Dai 4 ai 5 anni i bimbi imparano a superare il timore dell’acqua, a immergere la testa e a fare i primi esercizi di galleggiamento. Questa, inoltre, è l’età delle prime “biciclettate”, con e senza rotelle, così come quella dei giochi di movimento all’aria aperta e dei primi approcci sulla neve, seguiti da un istruttore esperto. L’importante è scegliere per il proprio bambino un’attività che gli piaccia, ricordandosi bene che lo sport, a questa età, dev’essere vissuto solo come puro divertimento.

 

Un’attività molto apprezzata, anche tra i più piccoli, è la danza che è un “gioco in movimento” che li aiuta a coordinarsi e a prendere confidenza con il ritmo della musica, mentre, gli amanti degli animali, possono già cominciare con l’equitazione. Durante i primi tempi il piccolo prende confidenza con il pony e si abitua a interagire con lui, quando diventa più grandicello (e anche più esperto) può impegnarsi, con l’aiuto dell’istruttore, in brevi passeggiate.

 


Dai 5 anni è sempre il nuoto lo sport più consigliato dagli esperti: a quest’età l’attività in acqua aiuta il bambino a sviluppare e potenziale i muscoli di tutto il corpo, le articolazioni e le ossa. I piccoli che hanno già preso confidenza con questa attività possono già imparare a nuotare, seguendo i primi stili.

 


Tra i 5 e i 6 anni si può iniziare anche con il tennis, affrontando tutti i giochi preparatori che porteranno all’apprendimento dello sport vero e proprio.

 

Verso i 6 anni, via libera ai giochi di squadra: dal calcio, il basket, la pallavolo… lo sport non è più vissuto solo come un’attività fisica da fare singolarmente ma come un gioco da fare in gruppo. I bambini, perciò, devono imparare a rispettare le regole, ad accettare le sconfitte e a collaborare con i compagni, condividendo con loro la complicità dello spogliatoio.