Affrontare le coliche
Sono la causa delle notti insonni di molte mamme e papà e da sempre generano sconforto e preoccupazione. Tutti i genitori sanno che sono un fenomeno normale nei primi mesi di vita ma quando il bebè inizia a piangere in maniera quasi inconsolabile si fanno assalire da mille dubbi e provano ogni sistema per farle passare.
Ma perché compaiono? Le cause vere e proprie ancora non si sanno con certezza, quello che si può affermare è che si manifestano di norma nei primi mesi di vita e si riconoscono perché il bambino:
- Durante gli attacchi solleva o irrigidisce le gambine, piegandole spesso verso il pancino.
- Piange all’improvviso senza apparente ragione, soprattutto dopo i pasti serali.
- Talvolta emette gas dall’intestino.
Al contrario di quello che solitamente si pensa, le coliche non dipendono dai gas intestinali. A volte, se il piccolo ha anche vomito e diarrea, potrebbero dipendere da una intolleranza al latte; non derivano invece da dolori addominali che, viceversa, sono determinati dal pianto continuo che irrigidisce i muscoli. Fortunatamente tendono a ridursi verso i 2 mesi di età del bambino per poi scomparire intorno ai 3 mesi.
Anche l’alimentazione della mamma che allatta non influisce in particolar modo, sebbene un esagerato consumo di latticini potrebbe aumentarne la frequenza. L’unico modo di dare sollievo al bambino durante gli attacchi è quello di coccolarlo e cullarlo. Alcuni bimbi gradiscono fare una passeggiata fuori casa e si addormentano con più facilità nella loro carrozzina o in automobile. Altri traggono beneficio dal bagnetto caldo, altri ancora da piccoli massaggi eseguiti sul pancino ruotando delicatamente la mano in senso orario. Si può inoltre provare a proporre al piccolo il biberon con l’infuso di finocchio o la camomilla, in modo da aiutarlo a rilassarsi.
Qualunque sia la causa delle coliche non è necessario allarmarsi: di norma dopo qualche minuto dalla loro comparsa il bambino si calma da solo e di solito prende sonno. Solo nei casi in cui il pianto si protrae per più di tre ore o il bambino presenta anche sintomi quali diarrea, vomito o febbre, è meglio consultare il pediatra.