Massaggiare il bebè
Massaggiare il bambino è un gesto d’amore: attraverso questa meravigliosa forma di comunicazione non verbale la mamma e il suo bebè si ‘parlano’ si scambiano sensazioni tattili ed emozioni. Il piccolo si sente rassicurato perché la sua mamma è vicina a lui e, attraverso la pelle percepisce anche se stesso e le proprie parti del proprio corpo.
A partire dai primi mesi, gli stimoli tattili fanno compiere al bebè una sorta di viaggio indietro nel tempo: lo riportano a quando era nella pancia della mamma e gli ricordano la piacevole sensazione del sentirsi sospeso nel liquido amniotico e rassicurato dal suo battito cardiaco.
Ricordare queste sensazioni è molto utile per il bebè: dopo il ‘trauma’ della nascita, la fase di passaggio che lo ha portato in una dimensione completamente nuova, il piccolo ha costantemente bisogno di sentire la mamma fisicamente vicina a sé.
Questa presenza, infatti, lo calma e lo aiuta ad affrontare meglio i piccoli disturbi quotidiani.
I massaggi gli permettono anche di percepire il proprio corpo nella sua interezza: quando la mamma gli massaggia gentilmente le braccia, le gambe, l’addome o la schiena, il bambino scopre tante nuove sensazioni e comincia a entrare in contatto con tutte le diverse parti di sé.
Tecniche di massaggio
Durante il massaggio, tra mamma e bebè si instaura una comunicazione più profonda e, per entrambi, è più facile rilassarsi e sentirsi a proprio agio. Si può massaggiare il piccolo dopo il bagnetto, a patto che il venire a contatto con l’acqua calmi il bambino (alcuni bebè sono agitati e iperattivi dopo questa operazione di pulizia) oppure prima o dopo la poppata e prima della nanna.
Il massaggio può avere una lunghezza variabile, che va da pochi minuti a una mezz’ora: in generale, comunque, è il piccolo che detta il ritmi di questa operazione manifestando il suo benessere e la sua serenità o, al contrario, dando chiari segnali di stanchezza o irrequietezza. Nel caso in cui il piccolo comunichi inequivocabilmente che per lui il momento del massaggio è giunto al termine, va assolutamente assecondato.
Le due posizioni più indicate per compiere per questa operazione sono quella supina (a pancia in su) e prona (a pancia in giù). È possibile anche massaggiare il piccolo mentre è seduto (nella cosiddetta posizione del Buddha), ma il risultato di questo tipo di massaggio non è tranquillizzante come quelli effettuati nelle posizione ‘da sdraiato’, perché serve piuttosto a stimolare la circolazione e a giocare con il piccolo.
Per massaggiare il bebè bisogna compiere movimenti molto specifici: innanzitutto è bene ricordare che vanno eseguiti dei movimenti di ‘apertura’ delle mani (i bambini piccoli hanno la tendenza a serrare i pugni), dei piedi e più in generale degli arti. Durante il massaggio si parte dalla parte più esterna delle dita (delle mani e dei piedi) e ci si avvicina inizialmente al palmo della mano, si prosegue sull’avambraccio e sulla gamba (rispettivamente fino al gomito e al ginocchio) e così via.
Il movimento è rotatorio, il tocco deve essere molto leggero e la mamma deve tenere sempre conto della risposta del bambino: se il piccolo sta bene, è rilassato e felice lo dimostrerà anche attraverso i movimenti del corpo. Se, invece, il bambino reagisce ai movimenti della mamma con tensione, ciò significa che il tocco va adeguato alle sue esigenze.
Dopo i primi massaggi, la mamma imparerà a capire il bambino più profondamente e molto naturalmente riuscirà ad adattare il massaggio ai suoi gusti. Così facendo potrà far rilassare il piccolo e, in caso di coliche, aiutarlo a superare le crisi attraverso movimenti rotatori sull’addome da effettuare in senso orario. Per rendere il massaggio ancora più fluido, è buona abitudine utilizzare qualche goccia di olio di mandorle.