I No del pediatra
L’avvento dei latti così detti formulati, vale a dire arricchiti di tutte quelle sostanze nutritive che necessitano al neonato, calcio e minerali compresi, ha fatto ritenere non più indispensabile l’apporto di calcio di Sangemini nel biberon ed ha portato – non senza la pressione con ogni mezzo sul Pediatra delle Aziende interessate - alla consuetudine sempre più consolidata dell’uso di acque minimamente mineralizzate, risultate anche più “pratiche” nella ricostituzione dei latti ( ma allora tanto vale usar l’acqua bollita! ) .
Una “corrente di pensiero“, per non dire una moda, per fortuna non condivisa da tutte le Scuole di Pediatria, diffusa soprattutto presso i Pediatri di base, in qualche modo accettabile se riferita al primo anno di vita, cioè fino a quando il fabbisogno giornaliero di calcio è di soli 500 mg .
Accettabile, anche se le obiezioni non sarebbero poche, a partire da quella che Sangemini, con il suo contenuto in bicarbonato, favorisce i processi digestivi del neonato certamente meglio delle acque minimamente mineralizzate e che comunque l’eventuale surplus di calcio, dato da Sangemini, non viene assimilato, perché l’organismo si autoregola ed elimina il superfluo.
Non è invece assolutamente accettabile il passaggio successivo che viene fatto, e cioè il teorema - costruito ad arte dalla concorrenza ed ampiamente diffuso negli anni fine 90 - che Sangemini, per il suo alto residuo fisso e, appunto, contenuto, di calcio determinerebbe un sovraccarico renale, con grave rischio per la salute del bambino. Un teorema di nessun riscontro scientifico, anzi smentito in pieno da ricerche appositamente condotte presso la Clinica Pediatrica “Istituto San Paolo” dell’Università di Milano, ma che purtroppo porta spesso il Pediatra, nel dubbio, a sconsigliare l’uso di Sangemini anche oltre l’anno di vita, cioè quando il fabbisogno di calcio raddoppia rispetto a quello del neonato e drasticamente si riduce la quantità di latte assunta giornalmente.
Ancor peggio vanno le cose quando latte e formaggi spariscono del tutto dalla dieta, per moda, per esigenze di linea ( anoressia delle adolescenti ) o per intolleranze vere e presunte, e le bevande abituali, invece che apportare calcio all’organismo finiscono magari con sottrargliene. Di qui una generazione di bambini ed adolescenti sempre meno impegnata nella formazione del proprio picco di massa ossea e sempre più disposta …all’osteoporosi !
Una situazione di estrema gravità della quale si sta facendo carico l’ International Osteoporosis Foundation ( I.O.F.) che ha proposto di dichiarare l’osteoporosi in Italia “malattia pediatrica” ed ha chiesto la collaborazione di Sangemini per un programma educazionale nelle scuole dal titolo “Investi sul tuo patrimonio osseo “.